Cosa sta succedendo in Serbia?

Dalla tragica mattina del 5 novembre, la Serbia si trova in una crisi sociale e politica senza precedenti. Le proteste, iniziate dagli studenti dell'Università di Belgrado, si sono rapidamente diffuse in tutto il Paese, coinvolgendo diverse categorie sociali e aprendo nuovi fronti di contestazione contro il governo. Il clima di tensione è palpabile e la situazione sembra lontana da una soluzione.

Le origini delle proteste

Tutto è cominciato con il crollo di una tettoia nella stazione ferroviaria di Novi Sad, avvenuto il 1° novembre, che ha causato 15 vittime e numerosi feriti. Nonostante la gravità dell'incidente, il governo serbo ha fornito risposte lente e poco convincenti. Nessuna indagine approfondita è stata avviata per identificare le responsabilità, alimentando il malcontento popolare. Gli studenti dell'Università di Belgrado sono stati i primi a reagire, denunciando la negligenza delle autorità e richiedendo trasparenza e giustizia. Le loro proteste si sono poi estese ad altre università, coinvolgendo circa il 70% delle istituzioni accademiche del Paese, secondo stime indipendenti.

Le grandi tragedie e le responsabilità del governo:

Nel corso degli ultimi anni, il governo serbo è stato coinvolto in numerosi episodi che hanno segnato profondamente la società. Di seguito, una cronologia delle tragedie principali:

  • La caduta dell’elicottero (2015): un incidente evitabile che ha portato alla morte di sei persone, tra cui un neonato. Le indagini hanno sollevato dubbi sulla gestione dell'operazione.

  • Savamala (2016): la demolizione illegale di un quartiere per favorire un progetto immobiliare vicino al potere. Le autorità locali hanno ignorato le richieste di giustizia.

  • Fabbrica di polvere da sparo a Lučani (2017): tragedia che si poteva prevenire ma è stata trascurata, causando vittime tra i lavoratori.

  • Molestie a Brus (2018): un presidente comunale ha abusato del suo potere, senza conseguenze legali.

  • Krušik (2019): uno scandalo di corruzione legato alla vendita di armi, con accuse di furto di denaro pubblico.

  • Incidente stradale e copertura del video (2020): il presidente nasconde ancora oggi due minuti cruciali di video sorveglianza legati a un incidente mortale.

  • Produzione di marijuana (2020): la più grande coltivazione illegale d’Europa, legata a figure governative.

  • Tragedie minerarie (2021): con 12 persone morte in un disastro evitabile, simbolo della negligenza nelle norme di sicurezza.

  • Bullismo e violenza nelle scuole (2022): un fenomeno in crescita, con episodi di uccisioni e abusi.

Sparatorie scolastiche: una ferita ancora aperta

Uno degli episodi più scioccanti è stata la sparatoria nella scuola elementare Ribnikar, avvenuta nel maggio 2023. Un minorenne ha aperto il fuoco sui suoi compagni di classe, uccidendo 9 studenti e un custode della scuola. Questo evento è stato immediatamente seguito da altre due sparatorie di massa nelle località di Dubona e Malo Orašje, dove persero la vita altre 17 persone.

Questi episodi hanno rivelato gravi falle nel sistema educativo e sociale del Paese. La proliferazione di armi, la mancanza di un supporto psicologico per i giovani e un clima di violenza alimentato anche dai media e dai reality show hanno contribuito a creare un ambiente tossico. Le autorità, invece di affrontare le cause profonde di questi problemi, hanno adottato misure repressive senza una vera riforma del sistema scolastico e sociale.

Le sparatorie hanno scosso profondamente la società serba, con manifestazioni di dolore e indignazione che si sono estese oltre i confini nazionali. Le famiglie delle vittime continuano a chiedere giustizia, mentre esperti e attivisti sottolineano l'urgenza di politiche educative e sociali mirate per prevenire futuri episodi di violenza.

Gli agricoltori scendono in piazza

Parallelamente, gli agricoltori hanno iniziato le loro proteste, esasperati dall’aumento dei costi di produzione e dalle scarse politiche di sostegno al settore agricolo. Trattori e mezzi agricoli hanno bloccato diverse arterie stradali principali, paralizzando il traffico e aggiungendo un ulteriore livello di pressione sul governo. Le loro richieste includono:

  • Sussidi per affrontare l’inflazione galoppante.

  • Regolamenti equi per il mercato agricolo.

  • Stop alla vendita di terreni agricoli a multinazionali straniere, una pratica che sta privando molti piccoli agricoltori delle loro fonti di reddito.

Una crisi politica profonda

La Serbia, formalmente una repubblica parlamentare, da oltre un decennio si comporta come una repubblica presidenziale di fatto. L’attuale presidente viola quotidianamente la costituzione, accentrando su di sé tutti i poteri decisionali e marginalizzando l’opposizione. Questo ha portato a un disinteresse crescente per la politica da parte della popolazione, contribuendo alla stabilità del suo regime ma al costo di una democrazia sempre più debole.

Conseguenze demografiche e sociali

Negli ultimi dieci anni, la Serbia ha perso un milione di abitanti a causa dell’emigrazione e della crisi demografica. La mancanza di prospettive e le condizioni di vita difficili hanno spinto molti giovani a lasciare il Paese, aggravando ulteriormente una situazione già critica.

Conclusione

La Serbia è oggi un Paese in fermento, dove studenti, agricoltori e altri gruppi sociali si uniscono per chiedere riforme e giustizia. Tuttavia, il percorso verso una soluzione appare complicato, con un governo che cerca di mantenere il controllo senza affrontare le richieste dei manifestanti. Mentre la situazione evolve, rimane cruciale il ruolo dei media indipendenti e delle organizzazioni per i diritti umani nel garantire che queste voci non vengano soffocate.

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